Dedicare la vita alla vita: intervista alla Dottoressa Maria Letizia Del Zompo

14
vita

Abbiamo intervistato la Dottoressa Maria Letizia Del Zompo, medico pediatra e scrittrice, che afferma di aver iniziato da un po’ di tempo quella che chiama la sua seconda vita, che vuole dedicare proprio alla scrittura. Maria Letizia si definisce una cittadina del mondo, dopo aver vissuto per lunghi anni in Germania e essersi recata di nuovo nella sua città natale. Per saperne di più sulle opere della Dottoressa Del Zompo potete visitare il suo sito personale, www.marialetiziadelzompo.com.

Scopriamo chi è Maria Letizia Del Zompo e cosa propone attraverso il suo sito.

Una delle mie passioni più grandi è quella della scrittura. Per questo ho deciso di aprire un blog nel quale riportare i miei testi: poesie, prose poetiche, racconti brevi. Ma poiché mi interessano molto anche temi sociali, politici, relazionali, scrivo anche articoli al riguardo e pubblico anch’essi sul mio blog. Quindi, con il mio blog, offro al lettore un’ampia gamma di temi e di mezzi stilistici, che spero lo portino a riflettere, ad emozionarsi, a cercare il dialogo con sé e con gli altri, e sentirsi partecipe del mondo che ci circonda. Scrivo solo di ciò e su ciò che mi interessa veramente, che mi appassiona. E spero di poter trasmettere un po’ di questa passione, in tutta la gamma dei suoi colori, a chi mi legge.

Sulla mia storia personale voglio spendere solo poche parole: sono medico pediatra, nella mia vita professionale mi sono occupata anche di medicina orientale e di psicologia. Ho vissuto e lavorato per molti anni in Germania. Ora sono rientrata in Italia per iniziare una nuova vita. Ho letto sempre tantissimo e coltivato, fin da ragazzina, il mio interesse per la scrittura.

Ci parli del suo libro: “Passi” Versi di un incontro.

Il mio libro è una raccolta di poesie, tutte nate nell’arco di quei due recenti anni in cui ho scardinato la mia vita dalle fondamenta. Ho cambiato città, Paese, lingua, lavoro, amore. Insomma ho cambiato pelle per diventare sempre più simile a me stessa. Ho scelto di mettere insieme le poesie prediligendo il racconto. Il libro si legge, infatti, come una storia, la storia del mio incontro con me stessa, con un nuovo amore, molto moderno, nato dalla distanza, del mio incontro con la vita in tutte le sue sfumature. Scrivere mi ha aiutato in modo fondamentale a comprendere e vivere intensamente questo periodo di crescita, sicuramente entusiasmante, ma a tratti molto difficile e in cui ho avuto anche molta paura. Lo stile è fluido a tratti discorsivo, le tematiche sono molteplici. Alla base c’è sempre prima di tutto un’emozione, un’atmosfera, un modo di sentire che cerco di trasmettere attraverso la scrittura. Una lettrice che ha redatto per il libro una recensione, lo commenta così:

“Un filo dolce e tenace allo stesso tempo salda i versi di questa raccolta di poesie che mette in luce i veri valori della vita, quelle particolari, preziose e troppo spesso dimenticate qualità che danno significato e tanta serenità alla nostra esistenza.
Versi che ci aiutano a crescere, facendoci riflettere su tematiche importanti: dolore, gioia, amicizia, solidarietà, amore e speranza… E ad alleviare la dura fatica del nostro viaggio, la gioia di un incontro.”

Ci tengo ad aggiungere che non si tratta di un self publishing, ma di una pubblicazione attraverso una casa editrice: Nulla Die. Un piccolo miracolo, nel panorama della editoria italiana, particolarmente difficile per i poeti. Per questo il libro è reperibile su tutti i maggiori siti online, ed è possibile farlo ordinare in libreria.

Il suo sito è una raccolta di scritti: pensa che la scrittura sia terapeutica?

Penso che la scrittura sia terapeutica per chi scrive e per chi legge. Scrivere è uno strumento di indagine di se stessi e della vita. Se si vuole scrivere qualcosa che veramente interessi gli altri, bisogna essere autentici, bisogna diventare dei veri esploratori di se stessi, oltre che degli altri e del mondo. E leggere significa creare uno spazio e un tempo propri. Questo non può che avvicinarci salvificamente a noi stessi.

Sul suo sito punta anche sulla crescita personale: qual è il suo suggerimento per conoscere se stessi?

Penso che non ci sia crescita senza ascolto e, in maniera forse contro intuitiva, per conoscere se stessi bisogna ascoltare molto gli altri, ciò che è altro da noi, quindi anche la natura, tutto ciò che ci circonda. Si cresce “in relazione a”. Siamo animali sociali. Ascoltare ci porta a riflettere, su chi siamo veramente, su come potremmo e ci piacerebbe ancora essere, ad avvertire le nostre emozioni, ciò che ci crea disagio o ci procura serenità. Ascoltare significa dedicare tempo, concentrarsi sull’essenziale, dare spazio all’incontro. Nell’incontro cresciamo, perché ci esponiamo, ci esploriamo, doniamo qualcosa di noi e impariamo a ricevere dall’altro. Cosa affatto scontata.

Lei dice che da qualche tempo ha iniziato una “seconda vita”, da dedicare “alla vita stessa”. Quali sono i passi per dedicare la vita… alla vita?

I passi che bisogna fare per dedicare la vita alla vita, sono quelli che ci avvicinano all’autenticità, a ciò che siamo. Sembra strano, ma il diventare se stessi è un percorso, un percorso ad ostacoli, una ricerca insidiosa ma esaltante che dura tutto il tempo della nostra esistenza. Nessuno sa bene cosa sia essere se stessi, se bisogna definirlo a parole, ma lo sentiamo, lo percepiamo nel profondo. Abbiamo la capacità di avvertire quando viviamo una vita che non ci assomiglia, una vita fatta di maschere e di surrogati, di compromessi che ci tolgono il fiato e di ruoli, imposti o scelti, che ci mettono in catene. I passi che ci portano a ritrovare il fiato e a rompere le catene per volare liberi, sono quelli che ci gettano nella vita, quella vita che ci riempie il cuore e l’anima. Io li ho fatti e continuo a farli, perché la via verso casa è lunga una vita intera.